Yellow

20/05/2009

“Look at the stars, look how they shine for you”
Sì, guarda le stelle, guarda come brillano.
E poi rivolgi lo sguardo verso te stessa, e scopri come in realtà tu non abbia nulla da invidiare agli astri su, in cielo e anzi, possa sentirti a buon diritto decisamente più amata.

E già che ci sei, volgi le spalle alla Stella Polare, e guarda verso sud, verso una città che vive di storia, sogni e polvere di eternità, una città che ha dato i natali e ospita un uomo che ti ama, come e quanto nemmeno tu puoi immaginare.
E donagli almeno un pensiero, un sospiro, un sorriso, che a lui basterà per riportare subito alla mente ricordi di pochi giorni fa, e lenire un’attesa che non sarà lunga.
Lo sai, tu sei tutto per lui, e lui non vede l’ora.

-10, +21
(Mai, mai, mai mi sono apparsi più interessanti dei numeri)

Una barca d’oro vidi scintillare su notturne distese d’acqua, una dondolante barca dorata che sprofondava, si imbeveva d’acqua, di nuovo si volgeva ammiccante.

Inní mér syngur vitleysingur

17/05/2009

Perchè questa canzone?
Semplicemente perchè, da qualche giorno a questa parte,  è diventata simbolo di qualcosa di ben più grande di un ascolto in cuffia, di un sorriso e un emozione che una qualunque combinazione delle sette note possa mai donarmi, perchè ormai non è più semplicemente “mia”, ma “nostra”, perchè mi riporta con il pensiero a quello di più bello che la vita mi sta regalando, in quest’ultimo mese.

Perchè no, non esagero, questo Maggio 2009 è prepotentemente entrato nella classifica dei periodi più belli della mia vita; progetti, situazioni, amicizie, risate, serenità, ma soprattutto lei.
Lei
che, da quando ha rientrata nella mia vita, mi ha reso felice in un modo che non avrei creduto possibile (e nemmeno se ne rende conto di quanto, probabilmente), che ha fatto sì che sul mio viso sia perennemente stampato un sorriso,  che è diventata così importante da cancellare in un battibaleno tutti i dubbi e le preoccupazioni che avrei potuto avere, rendendo estremamente facile una cosa che temevo avrebbe potuto rivelarsi veramente complessa.

E così stiamo insieme il più possibile, facciamo progetti, scherziamo e ridiamo (tanto!) insieme, passiamo momenti splendidi,  ci amiamo.
E il futuro non ci spaventa, anzi, sembra così bello ed invitante…
Ti amo, davvero…

Una goccia di rugiada? Un vapore e un effluvio di eternità. Non lo sentite? Non lo odorate? Proprio ora il mondo è diventato perfetto – mezzanotte è anche mezzogiorno-

Writing To Reach You

03/05/2009

Questa non è una canzone che ho scoperto da solo, come la maggior parte di quelle che amo, che ascolto con maggiore frequenza, che sento particolarmente “mie”.

E’ una canzone che mi ha fatto conoscere una persona che è appena rientrata con una dolce prepotenza nella mia vita, e che non voglio assolutamente che ne esca, una persona con cui mi trovo benissimo, che riesce a farmi sorridere, a star bene, a dimenticare ogni altra cosa che non sia lei, che non è mai stata così importante per me,  e che voglio  lo diventi sempre di più.

Perchè io la amo, e ho davvero intenzionedi costruire qualcosa di solido, qualcosa di duraturo, qualcosa di non banale.

Non riesco a scrivere altro, però, ecco, sono così felice;  forse è esattamente per questo motivo che le parole non scorrono come vorrei, ma non me ne lamento, per nulla…

Mettetevi intorno piccole cose ben compiute, uomini superiori! La loro dorata maturità risana il cuore.  Le cose perfette insegnano a sperare.

Everything In Its Right Place

23/04/2009

(la versione live di Avenches ’06, mica cazzi)

E niente, voglio.

Voglio che ogni cosa vada al suo giusto posto
Voglio rilassarmi senza dover per forza pensare
Voglio finire questi esami (e voglio partire subito dopo)
Voglio ascoltare musica per un giorno intero
e poi l’intera discografia dei Radiohead, un disco dopo l’altro
Voglio riprendere a suonare con continuità
e diventare bravo abbastanza
Voglio stare al sole, stendermi in spiaggia per ore intere, come ai bei tempi
Voglio partire, andare al mare, come l’anno scorso
e voglio anche fare l’Inter-Rail
e magari arrivare fino in Scozia
Voglio vedere tutti i concerti a cui mi sono ripromesso di non mancare
e possibilmente voglio vederne altri
Voglio andare in Erasmus
e tornare in Italia
Voglio darmi una mossa
e non lasciarmi scappare il futuro.

Ma in definitiva, di tutto questo, mi basterebbe essere abbastanza sereno, e non stare male.
E per ora così va, e non mi lamento, ché sarebbe stupido farlo.

(ascolto l’assolo di Jonny in Lucky. Da brividi.)

Intanto continuo a parlare, come uno che ha tempo, a me stesso. Nessuno mi racconta cose nuove: così io racconto me a me stesso.

Elephant Stone

23/04/2009

In realtà anche “My Girls” degli Animal Collective andrebbe bene come titolo, ma ci sarebbe una “s” di troppo.

Perchè, c’è poco da fare, di “girl” in mente ne ho una sola, senza plurali strani, e quel “my” la identifica decisamente univocamente…

E in fondo anche gli Stone Roses non ci stanno male come sottofondo, con la loro allegria, la loro sfrontatezza, la joie de vivre spensierata, con quella energia che stasera scorre liberamente.

Voglio un attimo staccare il cervello, dimenticarmi di università, problemi, esami, futilità e scemenze, e rivolgere gli occhi verso il sole, per godermi questo caldo che mi avvolge, e so che lo farò…

…presto…

Canta per me, canta, anima mia! E lascia che io ringrazi!

Mean Street

21/04/2009

è tardi, di nuovo.

essì che stasera mi ero ripromesso di andare a dormire prima, di provare a riposare un po’, di dare un po’ di sollievo a questo cervello stanco (ma di cosa, poi?), in vista dei più che imminenti esoneri (che, son pronto a scommettere, andranno per certo male).

E invece, come al solito, a quest’ora mi trovo ancora incollato qui, a questo strano schermo, pieno di voglia di scrivere e allo stesso tempo pieno di dubbi su dove, e soprattutto, cosa, farlo.

tutto ciò è più o meno esemplificativo di come mi senta al momento: energico sì, ma senza sapere esattamente dove indirizzare questa vitalità.

O meglio, probabilmente lo saprei, ma ho quasi paura della risposta che mi potrei dare, e allora cerco-inutilmente-di far finta di nulla..

(se persino non riesco a decidere cosa ascoltare, quale combinazione di note rifletta il mio stato d’animo, vuol dire che la situazione è più indefinita del solito.  Ma stavolta non me ne lamento, oh no, per nulla…)

Ora la bilancia sta in equilibrio e quieta: tre difficili domande vi ho gettato sopra, tre difficili risposte sorregge l’altro piatto.

Muscle Museum

18/04/2009

(Come forse avrete capito, il titolo deriverà ogni volta dalla canzone che sto ascoltando al momento.

E, più arditamente, ogni categoria, per così dire, rappresenterà, o quantomeno, proverà a rappresentare, uno stato d’animo)

Perchè i Muse?

Forse perchè stamattina, appena sveglio, ancora nel letto, ho rimesso nello stereo dopo tanto tempo Hullabaloo (ascoltare cd appena sveglio è uno dei momenti che preferisco, quando posso permetterlo…che stamattina teoricamente non potessi è un altro discorso) , forse perchè tra poco vado a vedermi una loro cover band, forse perchè, semplicemente, li adoro.

E forse perchè sono esattamente come il mio stato d’animo al momento: scattante, vitale, anche se leggermente in penombra.

Solo leggermente però, per fortuna.

Quando mi dici cose come quelle di oggi pomeriggio non posso fare a meno di pensare a quanto vorrei essere lì con te.

Il passo già rivela se uno procede per la sua strada: guardatemi, quindi, camminare. Ma colui che si avvicina alla sua meta, danza.

Njósnavélin

18/04/2009
ascolto i Sigur Ròs, come da titolo.
(sì, penso sia un non-buon modo per cominciare.)
Fuori sta piovendo, un tempo strano, malato, che riflette l’incertezza che piomba su di me – il tutto mentre su Itunes passa “Sun It Rises”, dei Fleet Foxes. Coincidenza interessante.
Però, ecco, non sto male; direi che ho come un riso acido che scorre nelle mie vene, che sa di stantio, ma allo stesso tempo di intrigante. E mi invita a seguirlo.
E io gli vado dietro, lo prendo per mano, non posso farci altro; in viaggio verso l’abisso. O forse verso il sole.
Bisogna tener fermo il proprio cuore; poichè, se lo si lascia andare, ben presto se ne va via anche la testa.

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