Finalmente, dopo ore di tentativi, riesco ad accedere a questa pagina, e proprio ora mi accorgo di non avere quasi più niente da dire.
Non so, oggi era di nuovo una di quelle giornate durante le quali mi appare come ovvia l’inutilità di tutto questo, il peso di ogni convenzione, di dover per forza essere qualcosa, oppure di voler essere al di fuori di qualcosa. In realtà sono circondato-anzi, non scarichiamo le responsabilità, mi sono circondato- di cose vuote, prive di ogni vera sincerità (sì, lo so che è ridondante, ma voglio esprimere questo concetto con tutta la-poca-forza che possiedo), e ho paura che tutto questo mi stia anestetizzando, mi impedisca di cogliere la vera bellezza e purezza (sì, semplicità) delle cose, qualora mi si presentasse davanti.
Sapete no, cosa diceva Ian? ‘I got the spirit, but I lose the feeling’. Ecco, quello che non vorrei mai è scivolare definitivamente in questa direzione, anche se i segni non sono assenti; forse è anche che vedo davvero poche persone veramente sincere, veramente senza doppi fini, senza sorrisi di circostanza, e con le quali posso essere semplicemente libero, senza schemi, senza per forza dover interpretare un ruolo, cercare di dover piacere a tutti i costi.
Sì, forse sono questi ultimi casi che generano e acuiscono questa nausea, ma non c’è vero rimedio (e nemmeno rimedio è la parola più appropriata), perché questo è il mondo; si tratta solo di risvegliare un attimo questa coscienza, che è ormai sopita, forse (pur)troppo volutamente.
E magari ritrovare me stesso, dovunque sia disperso, sotto qualunque polverosa mole di ricordi e esperienze giaccia abbandonato.
Come un cieco percorsi un tempo cammini beati: ma voi gettaste sudiciume sul cammino del cieco: e ora egli ha nausea dell’antico sentiero del cieco.