Cymbal Rush

Toh, chi si rivede.
Non sono morto, non sono scomparso e, soprattutto, non ho nessuna voglia di fare un -come si dice?- riassunto delle puntate precedenti, che probabilmente non sono poi nemmeno così interessanti.

E allora perché ritorno a scrivere, fra l’altro quasi certamente in uno stile sempre peggiore? Niente, volevo semplicemente sputare su questo ‘foglio’ (se così si può chiamare) tutta la nausea che ultimamente mi affligge. Spleen bohemienne, rigurgiti aristocratici, sensazione di aver visto troppo, troppo in fretta e tutto insieme.

Occhi disillusi, seppur non freddi, sguardo scettico, sorriso sardonico, atteggiamento stanco e confuso, alla ricerca di qualcosa che non riesco bene a individuare, seppur permeato di un certo estetismo à la Kierkegaard.
E questa onnipresente nausea, senza parente e senza quartiere, indotta da tutto; dai gesti finti a quelli sin troppo veri, dalle situazioni che si ripetono a quelle che osservo ancora una volta nuovamente obsolete, dalle mie scelte confuse e indecise fino a quelle che son costretto ciclicamente a riproporre, come un moderno Sisifo.

Sono un po’ stanco di tutto a dire il vero, di tutto ciò che mi circonda, dagli studi al prosciutto con acorbato di sodio, ma senza polifosfati aggiunti (scritto a caratteri accattivanti ed enormi, per carità!).

Ma in fondo è solo un momento, domani avrò di nuovo voglia di tutto questo.
O forse no?

Perché il fantasma gridava: “È l’ora! Il tempo è maturo!”
Per che cosa – maturo il tempo?

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