Sì, in teoria avevo promesso a me stesso che non avrei scritto fino a lunedì, dopo quel piccolo e spiacevole evento che deciderà il mio anno, e potrebbe condizionare pesantemente anche la mia vita.
E invece sono qui, a tracciare righe virtuali su un’altrettanto virtuale pagina, corroso dalla tensione, e pervaso da un certo malessere di fondo che certo piacevole non è.
E metto su canzoni tristi degli Oasis; quasi un controsenso, visto che non è certo il campo dove i Gallagher eccellono, visto come lo stato d’animo con il quale di solito ascolto i bros è esattamente l’opposto.
E questa forse è anche una piccola, stupida, tenue, bianca metafora della mia vita, nella quale, davvero, di normale c’è ben poco, che non mi permette di avere lunghi periodi di stabilità, ma mi costringe a vivere -letteralmente- alla giornata, senza orizzonti distinti (non dico definiti, ché non pretenderei mai così tanto), ma sfumati quasi come in un Monet.
E vivere alla giornata è esattamente quello che il corso degli eventi mi sta costringendo a fare di questi tempi; e la cosa, se devo essere sincero, mi ha sufficientemente stufato.
Sto disimparando a scrivere come mi piaceva e come sapevo fare, e questo mi disturba e infastidisce non poco. Faccio persino fatica a trovare le parole ultimamente, ecco.
Ahimè, amici miei, è la sera che così chiede dentro di me. Perdonatemi la mia tristezza! Si è fatta sera: perdonatemi che si sia fatta sera!