Two Doors Down

20/09/2010

Bello quando era tutto così semplice, no? Due porte più in là, due città più in su, ed il gioco era fatto.
Che poi stasera-ironia della sorte-mi è capitato di rivedere un film, un film mi ricordo di aver visto al cinema proprio quando-tre o quattro anni fa, le cose erano appunto molto più facili. Mi intristì allora, mi ha intristito oggi; il fatto è che all’epoca quantomeno sapevo cosa fare, anche se magari non come, anche se magari mi mancava la tempistica e l’esperienza.
Oggi invece è del tutto diverso, e la cosa preoccupante è l’assenza di ogni coerenza: ci si può svegliare ogni mattina con un’idea, con un proposito, e arrivare alla sera avendoli mutati in modo pressoché integrale? Evidentemente è possibile, però è logorante.
Tremendamente logorante.
(a cosa dovrebbe servire, cosa dovrebbe fare il tempo, scusami?)

Ahimé, l’uomo ritorna eternamente! L’uomo piccolo ritorna eternamente.

Hate This&I’ll Love You

30/06/2010

Devo scrivere, altrimenti scoppio. Devo scrivere, anche se è inutile, e non servirà a niente. Dovrei star zitto, lo so, dovrei evitare di far fiato a voci che chiedono solo di essere messe a tacere, trattenermi, porre un freno a cose che non sono in grado di controllare. E invece no, questa pagina rimane aperta, queste dita continuano a scrivere, e io stesso continuo a creare problemi su problemi, che di certo non avranno facile soluzione. E non solo, so benissimo che la mia testa continuerà a vorticare, so benissimo che continuerò a non avere nessuna certezza, so benissimo che potrei pentirmi di questo gesto decine di volte.
Ma questa sera va così, e anzi, potrei persino usarla come ‘ricordo’, come ‘base’, come qualcosa di seppure solo lontanamente positivo.
E poi il fuoco purifica, no?

Io indovino proprio quello che sei: tu sei diventato l’incantatore di tutti, ma per te non ti resta né una bugia né un’astuzia, – sei a te stesso disincantato!

Radio Cure

23/03/2010

E’ da questa mattina che ho in testa questa canzone, insistentemente, senza soluzione di continuità, anche se non rappresenta particolarmente il mio stato d’animo, o chissà quale altra cosa.
Anche perché, diciamocelo, ci vorrebbe un buco nero, una voragine, per dare una vaga idea di come mi senta attualmente; sinceramente non sto a fare confronti, non sto a dire se è questo l’orizzonte meno roseo, se è questo il momento più buio e meno piacevole, so solamente che mi sono stufato di questi cicli infiniti, di queste voragini (con lente e sempre più sporadiche risalite) che si ripetono periodicamente, con una frequenza purtroppo sempre maggiore.
Non lo so, è che ci sono delle cose che non si possono risolvere, e altre che avrebbero anche soluzione, ma che non riesco a concludere, che rimangono incollate lì, dove fa più male, urlando a gran voce per essere liberate, quasi piangendo, implorandomi di non prendere per l’ennesima volta la strada sbagliata, la più comoda.
Ma è inutile, del tutto inutile; rimango qui, ascoltando canzoni che in fin dei conti non sono altro che un leggero palliativo, un blando sedativo per la mia testa affaticata, perdendo ogni giorno di più, e con grande dolore, tutti quei pezzi di cui avrei potuto in linea teorica essere anche solo vagamente fiero.

E non riesco nemmeno più a controllare me stesso, quel controllo, quella capacità di tenere le redini della mia esistenza, di cui andavo così fiero. Così stupidamente fiero, mi sento di aggiungere a posteriori.

In realtà stavo per cestinare questo intervento, ma in fondo, perché? Non credo faccia del bene o del male a qualcuno; anzi, a dire il vero non credo interessi realmente a qualcuno. E non dite il contrario, vi prego.

Forse dovrei solo sbronzarmi e andare a dormire, ma a che servirebbe? A nulla temo, solo a stare peggio domani.

Ma chi è diventato stanco, può essere solo “voluto”, preso nel gioco delle onde. E così è sempre la specie degli uomini deboli: si perdono lungo il cammino. E infine anche la loro stanchezza si chiede: “Perché mai ci siamo messi in cammino! Tutto è indifferente!”

Il Bel Canto

01/12/2009

Finalmente, dopo ore di tentativi, riesco ad accedere a questa pagina, e proprio ora mi accorgo di non avere quasi più niente da dire.
Non so, oggi era di nuovo una di quelle giornate durante le quali mi appare come ovvia l’inutilità di tutto questo, il peso di ogni convenzione, di dover per forza essere qualcosa, oppure di voler essere al di fuori di qualcosa. In realtà sono circondato-anzi, non scarichiamo le responsabilità, mi sono circondato- di cose vuote, prive di ogni vera sincerità (sì, lo so che è ridondante, ma voglio esprimere questo concetto con tutta la-poca-forza che possiedo), e ho paura che  tutto questo mi stia anestetizzando, mi impedisca di cogliere la vera bellezza e purezza (sì, semplicità) delle cose, qualora mi si presentasse davanti.
Sapete no, cosa diceva Ian? ‘I got the spirit, but I lose the feeling’. Ecco, quello che non vorrei mai è scivolare definitivamente in questa direzione, anche se i segni non sono assenti; forse è anche che vedo davvero poche persone veramente sincere, veramente senza doppi fini, senza sorrisi di circostanza, e con le quali posso essere semplicemente libero, senza schemi, senza per forza dover interpretare un ruolo, cercare di dover piacere a tutti i costi.
Sì, forse sono questi ultimi casi che generano e acuiscono questa nausea, ma non c’è vero rimedio (e nemmeno rimedio è la parola più appropriata), perché questo è il mondo; si tratta solo di risvegliare un attimo questa coscienza, che è ormai sopita, forse (pur)troppo volutamente.
E magari ritrovare me stesso, dovunque sia disperso, sotto qualunque polverosa mole di ricordi e esperienze giaccia abbandonato.

Come un cieco percorsi un tempo cammini beati: ma voi gettaste sudiciume sul cammino del cieco: e ora egli ha nausea dell’antico sentiero del cieco.

Cymbal Rush

27/10/2009

Toh, chi si rivede.
Non sono morto, non sono scomparso e, soprattutto, non ho nessuna voglia di fare un -come si dice?- riassunto delle puntate precedenti, che probabilmente non sono poi nemmeno così interessanti.

E allora perché ritorno a scrivere, fra l’altro quasi certamente in uno stile sempre peggiore? Niente, volevo semplicemente sputare su questo ‘foglio’ (se così si può chiamare) tutta la nausea che ultimamente mi affligge. Spleen bohemienne, rigurgiti aristocratici, sensazione di aver visto troppo, troppo in fretta e tutto insieme.

Occhi disillusi, seppur non freddi, sguardo scettico, sorriso sardonico, atteggiamento stanco e confuso, alla ricerca di qualcosa che non riesco bene a individuare, seppur permeato di un certo estetismo à la Kierkegaard.
E questa onnipresente nausea, senza parente e senza quartiere, indotta da tutto; dai gesti finti a quelli sin troppo veri, dalle situazioni che si ripetono a quelle che osservo ancora una volta nuovamente obsolete, dalle mie scelte confuse e indecise fino a quelle che son costretto ciclicamente a riproporre, come un moderno Sisifo.

Sono un po’ stanco di tutto a dire il vero, di tutto ciò che mi circonda, dagli studi al prosciutto con acorbato di sodio, ma senza polifosfati aggiunti (scritto a caratteri accattivanti ed enormi, per carità!).

Ma in fondo è solo un momento, domani avrò di nuovo voglia di tutto questo.
O forse no?

Perché il fantasma gridava: “È l’ora! Il tempo è maturo!”
Per che cosa – maturo il tempo?

(as long as they’ve got) cigarettes in hell

04/07/2009

Sì, in teoria avevo promesso a me stesso che non avrei scritto fino a lunedì, dopo quel piccolo e spiacevole evento che deciderà il mio anno, e potrebbe condizionare pesantemente anche la mia vita.
E invece sono qui, a tracciare righe virtuali su un’altrettanto virtuale pagina, corroso dalla tensione, e pervaso da un certo malessere di fondo che certo piacevole non è.

E metto su canzoni tristi degli Oasis;  quasi un controsenso, visto che non è certo il campo dove i Gallagher eccellono, visto come lo stato d’animo con il quale di solito ascolto i bros è esattamente l’opposto.
E questa forse è anche una piccola, stupida, tenue, bianca metafora della mia vita, nella quale, davvero, di normale c’è ben poco, che non mi permette di avere lunghi periodi di stabilità, ma mi costringe a vivere -letteralmente- alla giornata, senza orizzonti distinti (non dico definiti, ché non pretenderei mai così tanto), ma sfumati quasi come in un Monet.

E vivere alla giornata è esattamente quello che il corso degli eventi mi sta costringendo a fare di questi tempi; e la cosa, se devo essere sincero, mi ha sufficientemente stufato.

Sto disimparando a scrivere come mi piaceva e come sapevo fare, e questo mi disturba e infastidisce non poco. Faccio persino fatica a trovare le parole ultimamente, ecco.

Ahimè, amici miei, è la sera che così chiede dentro di me. Perdonatemi la mia tristezza! Si è fatta sera: perdonatemi che si sia fatta sera!

Lucky

19/06/2009

Leggo di me, leggo di me un anno fa.
Parole mie, che derivano direttamente da fatti vissuti sulla mia pelle, e che sento ancora vicini.
Eppure, eppure, provo una sensazione strana.

Semplicemente non mi riconosco più
e me ne dispiaccio
non mi riconosco più
e questo mi fa male, veramente male
non mi riconosco più
e mi chiedo perchè
non mi riconosco più
e so che non si può tornare indietro
non mi riconosco più
e non so come ho fatto a cambiare così tanto e così in fretta
non mi riconosco più
e ho paura che non mi riconoscano nemmeno più le persone a cui tengo maggiormente.

Non c’è più l’Enrico che affrontava baldanzosamente la maturità, vero? Sotto quale delle onde che l’hanno sommerso è rimasto intrappolato?

(è da tanto, troppo tempo che volevo intitolare un intervento così. Questa canzone è tutto per me, semplicemente)

Sono qui seduto e aspetto, vecchie tavole spezzate intorno a me e anche nuove tavole scritte a metà. Quando verrà la mia ora?

Blow Out

17/06/2009

Ascolto la canzone finale del Live in Astoria, e resto con questo senso d’inquietudine che mi pervade da qualche giorno.

Perchè non capisci? Perchè non vuoi capire?
Perchè devo essere sempre l’unico a farmi certi problemi, a preoccuparmi anche per gli altri, ed evitare ciò che sarebbe anche vantaggioso per me, se mi accorgo che potrebbe generare anche solo un piccolo fastidio?
La verità è che non ho ancora ben capito dove mi ha condotto questa vita- o forse l’ho capito troppo bene, e sto solamente cercando di smontare questa facciata, questa impalcatura che per troppo tempo l’ha tenuta in piedi.

(Non sono troppo convinto di questa seconda ipotesi, ma pare decisamente più affascinante-sarebbe appena appena più rassicurante poterla pensare così.)

Lo sento, sono alla vigilia di un momento importante, di cambiamenti che potrebbero essere decisivi e modificare tutto lo status abituale delle cose- e dubito che questi sconvolgimenti saranno indolori.
(e alla fine dubito di sbagliarmi in questo caso, dico bene amico mio?)
[Perchè ascolto i Radiohead? Perchè certe cose, certe ferite, hanno un impatto troppo violento sull'anima. E anche quando queste cause prima sbiadiscono e poi svaniscono definitivamente, portandosi via anche la minima ombra, lasciano un solco che non si riempie, uno squarcio che non si rimargina perfettamente. E rimane la cicatrice.]

Ma ancora più terribile, da stringere il cuore, era quando tutto di nuovo taceva e si faceva calma intorno e io sedevo solo, in questo silenzio insidioso.

Disorder

11/06/2009

Ascolto musica, su musica, su musica.

Progetto. Tracce, brani, esami, vacanze, viaggi, giorni, mesi, anni, vita.

Scrivo. O ci provo. Parolesensateconnessesconnesse. Voglia di scrivere un intervento razionale, voglia di scriverlo totalmente futuristico, a là paroleinlibertà, realizzare poi una via di mezzo.

Parlo, rifletto, respiro, sento, ascolto. E tutto in un vortice, in questa folle corsa, in questa folle ma piacevole corsa che è la mia vita, e che solo ogni tanto mi concede qualche momento per pensare e riflettere, in tranquillità.
Momenti che, spesso, sono quelli in cui il respiro è più profondo, l’aria è più buona…
…e si intravede il cielo al di là delle cime.

Tutto il mio cammino è stato un esperimento e un interrogativo: – e davvero, bisogna anche imparare a rispondere a questo interrogare! -Ma questo- è il mio gusto.

The Bends

05/06/2009

Ti ho scelto, tu che dai il titolo al secondo album di quello che è-indiscutibilmente- più che il mio gruppo preferito una parte di me, ti ho scelto per un motivo ben preciso.
Ti ho scelto perchè mi riporti alla mente, in modo persino più immediato del solito, quei tre bellissimi giorni che ho vissuto meno di una settimana fa.
Passati in una splendida città con la ragazza che amo, sempre e ogni giorno, secondo, istante, di più, solo io, lei e tutto quello che mi ha saputo regalare.
Vedi, tu dici di non riuscire a esprimerti bene con le parole, al mio contrario, mentre io penso esattamente l’opposto.
Vorrei solo essere meno fumoso, sfuggente, farti capire adesso e in ogni istante, come anche semplicemente il più rapido degli sguardi, il più etereo dei respiri, il più tremulo dei sorrisi, sia capace di scatenare dentro me un’emozione difficile da descrivere.

Grazie, di tutto.

Perchè presso di te tutto è aperto e chiaro; e anche le ore qui scorrono su piedi più leggeri.


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